sabato, 29 aprile 2017
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Ti Ricordi Quando: Il gran premio Nobili Rubinetterie

nel pezzo storico di Gianluca Trentini oggi andiamo ad Arona.

Siamo nel 1998. Anno mirabile per il ciclismo italiano. C’era un romagnolo senza capelli di  nome Marco che aveva pensato bene di farla grossa come non la si vedeva da tempo vincendo il Giro ed il Tour. Oddio per la verità prima di Marco, cognome Pantani, anche Miguel Indurain aveva fatto doppietta nel 91 e 92 e prima ancora Bernard Hinault nel 1982 e 1985. Doppiette differenti però. Quei due, campionissimi passati alla storia, vinsero soprattutto grazie ai minuti su minuti che guadagnarono nelle prove a cronometro . La doppietta di Pantani fu diversa, nacque sulle salite: nella tappa di Selva di Valgardena al Giro d’Italia e con la leggendaria impresa del 27 Luglio 1998 nella Grenoble-Les Deux Alpes. Lungo i tornanti dell’eterno Col du Galiberi il ‘Pirata’ attaccò sotto un nubifragio di pioggia gelata e distrusse il robotico teutonico Jan Ullrich prendendosi la maglia gialla. Sia al Giro la cronometro di Lugano, sia al Tour quella di Le Creusot non ribaltarono la situazione. Pantani il 2 agosto di quell’anno potè sfilare in giallo ai Campi Elisa di Parigi riportando in Italia il successo ai Tour de France di un azzurro che mancava dal 1965 di Felice Gimondi, doppietta Giro-Tour di un italiano prima di quella? 1952, Coppi Angelo Fausto. Era un anno nel quale pochi avrebbero potuto pensare che solo 365 giorni dopo la storia avrebbe preso una piega differente. Il 1999 è l’anno della storia che andremo a raccontare, iniziata l’anno prima, quella di un lampo tricolore sul Lago Maggiore, la storia di quando Arona andò ad assegnare la maglia di Campione d’ Italia professionisti. Prima però non si può non fare un breve excursus su come ‘stava il ciclismo’ in quegli anni. Erano anni di rese dei conti. Le cagliostrerie chimiche erano presenti, ormai troppo, in gruppo e spesso si leggeva di blitz, di perquisizioni, di positività. La data spartiacque però fu una sola.  Mattina del 5 giugno del 1999 al Giro d’Italia, Madonna di Campiglio, da dove partirà la tappa diretta ad Aprica, con Gavia e Mortirolo da scalare, di un Giro che Pantani aveva già stravinto aggiudicandosi le tappe di Gran Sasso, Oropa (con la storica risalita dopo la foratura; ero accreditato, l’ho visto coi miei occhi), Alpe di Pampeago e proprio Madonna di Campiglio, quando si impegnò per non lasciar andare una fuga di comprimari. Per molti fu quella cosa la goccia che fece traboccare il vaso . In un Giro anche tormentato per i litigi col clan Mapei Quick Step di Giorgi Squinzi (che Pantani avrebbe voluto prenderlo dopo il 98, la cosa era fatta ma in extremis saltò) per la questione dei controlli a sorpresa, quella mattina bussarono alla sua porta e cosa successe beh, lo sanno tutti. Valori di EPO nel sangue troppo alti, 15 giorni di stop per regolamento, espulsione dal Giro. La corsa la vinse Ivan Gotti. “Hasta Manana, alwais be mine”, cantavano le Spices Girls in “Viva Forever”,  si perchè in quel giugno 1999, quando la Nato cessò di bombardare la Serbia, allora terra molto tribolata, si può dire che terminò la parabola del Pantani vincente. Da li al 14 febbraio del 2004 qualche lampo di classe e tanti tanti tormenti con la droga ma anche troppi inutili processi e accuse a chi forse era anche diventato un capro espiatorio per un sistema allora malato. Non staremo qui a cercare  i perché o i per come, sia dei fatti di Campiglio sia del dopo; ci siamo limitati ai fatti, doveroso lasciar riposare in pace questo ragazzo romagnolo. In un clima da caccia alle streghe Arona e la AC Arona avrebbero assegnato il titolo nazionale, organizzando il Campionato Italiano di Ciclismo su strada, che allora solitamente veniva appioppato ad una classica italiana che spostandosi di data andava ad assegnare la maglia. Così avvenne anche per il 1999 quando l’assegnazione andò a fine 1998 alla ‘Tre Valli Varesine” . Voi direte; che centra la classicissima varesina della SC Binda con Arona? Semplicissimo. Antonio Bertinotti, uomo forte della AC Arona, era confluito con alcuni del suo gruppo (e pure con qualche sponsor, su tutti Nobili Rubinetterie)  nel consiglio direttivo della storica società Varesina in difficoltà. Le edizioni della Tre Valli del 1997 e del 1998 ebbero molto di Bertinotti , soprattutto quella del 98, che partì da Borgomanero, ossequio allo sponsor, per chiudersi a Varese dopo qualche giro del circuito di Casale Litta e lo strappo della ‘Salita Molina’ verso Via Manin a Masnago dove era posto l’arrivo affianco del Palasport varesino. Insomma la richiesta venne fatta proprio da Bertinotti tanto che quando l’assegnazione premiò i nostri la prealpina titolò: “Una Tre Valli tricolore”. Si sa che poi le cose cambiano nella vita e nel ciclismo ed in vista del 1999 la corsa non si sarebbe svolta nella città giardino ma nell’altra sponda del Lago Maggiore. I Campionati Italiani passarono alla AC Arona di Bertinotti, che lasciò la Binda e si tenne i tricolori organizzandoli comunque con la collaborazione del sodalizio varesino. La gara si sarebbe svolta il 27 giugno del 1999. Dici AC Arona e pensi Gran Premio Nobili Rubìnetterie. La società di Antonio Bertinotti o meglio del presidente Roberto Salamini si era già messa in mostra nel mondo del ciclismo, proprio grazie al’azione di Bertinotti, direttore di corsa, che portò all’ombra del San Carlone alcune tappe del Giro d’Italia dei Dilettanti ed una frazione della Settimana Lombarda nel 1995 vinta da Beppe Guerini. Il ‘Boom’ proprio come quello cantato dai Vengaboys avvenne nel 1997, quando il sodalizio aronese organizzò i Campionati italiani professionisti a Cronometro; partenza ed arrivo a Suno di fronte agli stabilimenti Nobili. Quella corsa fu storica soprattutto perché fu la prima edizione del Gran Premio Nobili Rubinetterie. Vinse il varesino Dario Andriotto, noto per aver fatto parte con Gianluca Colombo, Gianfranco Conti e Christian Salvato della formazione azzurra che vinse a Palermo davanti a Francia e Germania l’ultimo titolo mondiale della “100 Km cronosquadre”. Era il 1994, erano i mondiali in Sicilia, tecnicamente spettacolari, pubblico pochino. Il BS, mitico mensile di ciclismo aorì il lungo reportage col titolo: “Noi campioni per sempre”.  In quel la domenica 31 agosto, iniziata con la tragedia del Tunnel dell’Alma a Parigi e con la scomparsa di Lady Diana e del fidanzato Dodi Al Fayed,la AC Arona organizzò il suo primo Campionato Italiano; li iniziò la seconda parte della storia di un sodalizio che solo poche da stagioni or sono ha terminato l’attività. Il percorso che venne scelto  ricalcava da vicino la tappa della Lombarda del 95 vinta da Guerini. Partenza ed arrivo sul lungolago di Arona , dove ancora le rotonde non la facevano da padrone e dove gli spazi erano molto vasti. Subito il primo strappo di giornata verso San Carlo, con il passaggi di fronte alla statua del SanCarlone, seconda per grandezza solo al Cristo del Corcovado a Rio de Janeiro. Mica finita li perché dopo un breve tratto tra discesa e falsopiano ecco una seconda salita verso Dagnente, passando peraltro di fronte alla Villa dove viveva il grande Mike Bongiorno. Altro tratto di discesa e subito un nuovo strappo, quello di Montrigiasco, breve ma esigente, prima della discesa verso Oleggio Castelio verso il ritorno ad Arona. Un percorso bellissimo, che fu definito ‘mondiale in miniatura’ e che in varie differenti versioni sarà poi per decine di edizioni il percorso del GP Nobili. Il giorno precedente al alla corsa (non c’era la ‘Settimana tricolore’, era solo la prova dei professionisti) sabato 26 giugno, giorno successivo alla riapertura della ‘Domus Aurea’ romana al pubblico  dopo un lungo restauro, si corse una kermesse ovviamente su di un circuito ridimensionato e tutto in piazza; un tricolore per ex professionisti. Il cast era semplicemente impressionante: Gianni Bugno, Claudio Chiappucci, Maurizio Fondriest (avevano smesso a fine stagione precedente) , Francesco Moser e tanti altri. La cosa fece spettacolo e fu un grande prologo per la corsa del giorno successivo che sarebbe andata come tutti dicevano ‘ su e giù per i colli aronesi’, oddio in realtà i colli veri erano quelli bolognesi cantanti dai LunaPop proprio quell’anno ma l’assonanza ci stava dentro. Tutto pronto,. Nella giornata di quella domenica 27 giugno del 1999 si andava quindi ad assegnare in gara unica il Campionato italiano. La cosa avveniva dal 1966, in precedenza si trattava di una classifica che era stabilita da varie prove su tutta la stagione. In quel 1999 nel quale nei cinema iniziò la saga di ‘Matrix’ ben interpretato da Keanu Reaves ed in ritmo di ‘Narcotic’ dei Liquido imperversava era tutto pronto per una corsa che alla vigilia dovette soprattutto contare gli assenti. Niente Pantani ed il perché ovviamente si sapeva già, niente Michele Bartoli, passato in quel 1999 alla Mapei Quick Step (il rapporto non decollò mai, Bartolì si sentirà sempre un ripiego dopo il no di Pantani, lui che obiettivamente era un cavallo di razza) che si era frantumato un ginocchio cadendo al Giro di Germania ed anche no Paolo Bettini, che stette a casa erroneamente ritenendo il circuito non adatto a lui”. Il favorito era quindi uno solo, l’uomo da curare a vista: Francesco Casagrande, allora alla Vini Caldirola Longoni , reduce dalla classica recita ad effetto al Tour de Suisse che aveva vinto togliendo la maglia oro nella tappa di Arosa niente meno che dalle spalle di un mito come Laurent Jalabert. Lui stava bene, era l’uomo coi fari puntati addosso, in seconda fila occhio ad Alberto Elli, un giovane Gilberto Simoni che in Svizzera ed al Giro aveva fatto bene ma anche ad outsiders come Gianluca Bortolami, Mirko Celestno e Giuseppe Di Grande, Franco Ballerini, un giovanissimo ed acerbo Ivan Basso appena passato professionista dopo il titolo mondiale Under 23 del 98, Davide Rebellin, Mariano Piccoli, Beppe Guerini, Fabio Roscioli, Gianni Faresin e il vincitore del Giro Ivan Gotti. Il tifo di casa era tutto per Marco Della Vedova in gara con la casacca della Lampre Daikin. C’era al via anche il tricolore uscente Andrea Tafi, che aveva vinto nel 1998 a Bergamo e che aveva onorato la maglia portandola nell’aprile di quell’anno nella trionfale vittoria alla Parigi Roubaix.  Tafi si schierò sul fondo del gruppone in partenza e la cosa agli addetti ai lavori sul palco stampa parve molto particolare. La sua corsa fu incolore, si fermerà molto presto.  Partirono in 154, colpo di fischietto del direttore di corsa Antonio Bertinotti e via al tricolore aronese.  Un totale di 239 km di corsa, nello specifico 13 giri del circuito di 18.5 km. Il pubblico fu numerosissimo sino dal mattino,tanti inneggiavano a Pantani. La giornate di sole che però poi regalò anche qualche goccia di pioggia fu tutto sommato positiva. Le prime ore di corsa videro ‘fuori’ una fuga di secondo piano nella quale però c’era anche Gianluca Bortolami, che nel 1994 vinse la Coppa del Mondo. Si trattava ovviamente una azione in appoggio di un Francesco Casagrande che era veramente marcato a vista da tutto il resto della compagnia. La corsa era tosta, il circuito davvero per fondisti tanto che in gara poco dopo metà corsa rimasero solo la metà dei partecipanti e chiusero in 40. Quando della fuga mattutina rimase davanti solo Bortolami ecco a tre giri dalla fine l’attacco di Francesco Casagrande. Il toscano aumenta l’andatura, la marcatura però era spietata. Casagrande dopo aver aumentato l’andatura sullo strappo del San Carlo ci riprova verso Dagnente ma c’era poco da fare. Tutti gli outsiders gli correvano contro e le velleità di vincere la maglia finirono nel cassetto. Ci provò allora Massimiliano Mori , che prese qualche buon secondo di vantaggio ma all’inizio del penultimo giro sulla salita di Dagnente anche il pisano della Saeco dovette tirare i remi in barca. La fuga successiva risultò quella buona. Suona la campana e davanti sono in quattro: Alberto Elli della Telekom, un onesto corridore che l’anno dopo vestirà anche la maglia gialla al Tour per quattro tappe, il ligure Mirko Celestino del Team Polti  e la coppia della Saeco con il laziale Roberto Petito, fratello dell’ex prof Giuseppe ed il giovane napoletano Salvatore Commesso, che da Under 23 fu Campione d’Europa nel 1997 a Villach in Austria, anno in cui vinse anche l’oro nella prova in linea ai Giochi del Mediterraneo di Bari (con la gara corsa a Lecce). Ovvio che i due della Saeco erano favoriti, con il giovane pronto ad aiutare il più esperto Petito, pervaso spesso da sfortuna che cerca la vittoria del riscatto, almeno così si pensava in tribuna stampa. Il laziale scatta sulle alture del circuito, la gente si esalta. Pare cosa fatta la vittoria ma dietro Commesso invece di coprire l’attacco è lui in prima persona a guidare l’inseguimento ed a riprendere il compagno. Immaginate le sensazioni del laziale quando si è rivisto tornare sotto  il terzetto pilotato da uno con la stessa maglia. Commise un errore Commesso, scusate il gioco di parole, fu un  imperdonabile peccatore, come quello cantato da Lene Marlin. I due si parlarono nervosamente ed in pianura a pochissimo dall’arrivo Petito, che quel titolo lo avrebbe meritato, scattò ancora ma ormai era evidente che la marcatura tra i quattro era spietata e la volata l’unica conclusione possibile. Rettilineo d’arrivo: più o meno di fronte ai cantieri della Navigazione Petito prova ad anticipare la volata partendo lungo, Celestino molla subito,  Elli non ha spunto veloce, il laziale però viene subito passato da Salvatore Commesso che a braccia alzate vince il Campionato Italiano di Arona. Secondo è Petito, cornuto e mazziato, terzo Elli, quarto Celestino. A 21’’ il gruppetto inseguitore con Giuseppe Di Grande quinto, Serpellini sesto ed Amilcare Tronca settimo, decimo Rebellin, undicesimo Faresin. Una storia triste quella di Tronca, perché dopo il piazzamento di Arona il vicentino della Amica Chips Costa de Almeria morirà in allenamento a Luglio dello stesso anno, dopo essere stato investito da un furgone. Così andarono le cose al Campionato Italiano di Arona. La settimana dopo sempre la AC Arona organizzò ad Omegna la prova a cronometro attorno al Lago d’Orta. Vinse Marco Velo. “Una maglia, un sogno” era il titolo del libro promozionale scritto dai giornalisti Livio Iacovella e Giorgio Raviola. Beh quel giorno fu in effetti questione di sogni: quello di Petito, infranto, e quello di un giovane napoletano che invece lo realizzò in maniera esuberante peraltro scherzando in Tv da Adriano De Zan che con Davide Cassani fece la ovvia telecronaca diretta Rai. Rivolgendosi al campano Giuliano Figueras disse: “A Giulià, ce l’accio fatta”. Commesso il tricolore lo porterà più che degnamente e ne vincerà un secondo nel 2002 ma il primo lo vinse in stile ‘Je so pazzo’, per restare in tema. Fu da quel giorno che la AC Arona e Antonio Bertinotti insieme ai fidi Massimo Perucco e Marta Malatesta, spiccarono il volo vero l’organizzazione di grandi corse una edizione degli Europei ed un altro Campionato Italiano.

Gianluca Trentini

I PROTAGONISTI

Bernardi Hinault: da qualche settimana nella hall of fame dei Giro d’Italia

Miguel Indurain: due anni prima scese di sella e da allora pensò solo alla sua famiglia

Giorgio Squinzi: oggi è il presidente del Sassuoio Calcio

Ivan Gotti: quello del 1999 fu il secondo Giro d’Italia vinto in carriera

Antonio Bertinotti: oggi ha altri interesse oltre alla sua ferramenta

Roberto Salamini: lo storico presidente aronese non è più con noi

Dario Andriotto: oggi ds della Buistese Olonia SC Verbania

Francesco Moser: produttore di vini e spesso in TV

Gianni Bugno: presidente dell’associazione mondiale corridori

Claudio Chiappucci: propone varie iniziative

Maurizio Fondriest: guida la ‘Pedalata Mediolanum’ al Giro

Michele Bartoli: oggi è un preparatore fisico

Francesco Casagrande: lo si vede ancora in sella

Laurent Jalabert: è stato CT della Francia ed è opinionista TV

Alberto Elli: è stato un serio professionista

Gilberto Simoni: uno dei grandi degli anni 2000, ad Arona vincerà anche una tappa del Giro nel 2001

Gianluca Bortolami: oggi ds della GB Lions

Mirko Celestino: da poche settimane è il CT del fuoristrada azzurro

Franco Ballerini: è stato un CT vincente, prima di scomparire in un incidente rallystico

Ivan Basso: oggi è lavora per la Trek Segafredo

Davide Rebellin: corra ancora nella formazione del Kuwait, ha 47 anni

Giuseppe Guerini: due settimane dopo quel tricolore la sua perla: il successo all’Alpe d’Huez nel Tour de France

Marco Della Vedova: ha appena ottenuto il primo successo alla guida della LVF

Massimiliano Mori. Per lui un solo successo da professionista

Salvatore Commesso: ha corso fino al 2010 ed oggi gioca a calcio a 5

Roberto Petito: quel giorno fu assolutamente il migliore

Lene Marlin: boooh…

Amilcare Tronca: fu davvero sfortunato…

Marco Velo: oggi regolatore della gare Gazzetta con Paolo Longo Borghini

Livio Iacovella: bravo e valente capo ufficio stampa di molti eventi ciclistici

Adriano De Zan: il grande cronista è scomparso 2001

Davide Cassani: oggi è il CT della nazionale professionisti e direttore tecnico di tutte le formazioni azzurre

Giuliano Figueras: promise molto, fece tutto sommato pochino

DA LEGGERE ASCOLTANDO

Spice Girls: “Viva forever”

Vengaboys: “Boom boom boom boom”

Lunapop: “50 special”

Liquido: “Narcotic”

Lene Marlin: “Unforgivable sinner”

Pino Daniele: “Je so pazzo”

 

Nella foto la locandina della gara

locandina

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