sabato, 21 ottobre 2017
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Ti Ricordi Quando il Milan giocò con il Verbania

Era il 1988 e Gianluca Trentini ricorda la festa dell’allora stadio dei Pini.

Nessuno ne abbia a male, perché ogni singolo campo sportivo della nostra zona ha raccontato pagine di storia indelebili negli occhi e nelle anime dei suiveurs appassionati ma se dovessimo andare a ricercare il fattore della storicità ecco che l’attuale Stadio Carlo Pedroli di Verbania, che prese il nome del grande direttore sportivo del Verbania ma che in precedenza era solo lo Stadio dei Pini, così chiamato per i grandi alberi che ne fanno da corona (che poi siano abeti è un’altra storia), è stato qualcosa di più. Un campo che se è vero che ha visto disputate tante e tante partire di campionato ha fatto da teatro anche ad amichevoli di alto livello e pure ad una finale di Campionato Europeo. In questo viaggi nei ricordi, ammettiamo un pochino offuscati ma cercheremo di ‘starci centro’, ecco alcuni di quei momenti al di là del campionato giocati all’attuale Pedroli, tra aneddoti, partite e non solo. Dell’Inghilterra nel 1948 abbiamo già scritto, non staremo a ricordare troppo gli anni 60 anche se di roba da dire che ne sarebbe davvero tanta ma partiamo dall’amichevole tra Verbania e Inter del 1969 con lo ‘storico’ infortunio del portierone verbanese Achille Fellini che dopo aver parato una punizione a ‘foglia morta’ di Mario Corso cadde male e si fratturò la spalla. Lo abbiamo già raccontato pure questo. L’Inter in quegli anni veniva spesso in ritiro da queste parti ed in quella stagione i più assidui ricordano anche una sorta di litigio tra lo storico e mitico custode dello stadio, ‘il Piero Ferrari’ ed il tecnico dell’Inter di allora Heriberto Herrera, detto HH2 per distinguerlo dal più noto (e vincente) Helenio Herrera. Si sa che il buon Ferrari li si sentiva a casa e mal sopportò un ordine di chissà cosa rifilatogli da Herrera. Apriti o cielo. Beh litigare con Herrera 2 non era così difficile tanto che l’anno successivo furono gli stessi giocatori a ‘farlo fuori’: costrinsero praticamente all’esonero di Heriberto Herrera il presidente Fraizzoli che scelse un allenatore delle giovanili, Giovanni Invernizzi: doveva essere una scelta di transizione ma porterà allo scudetto. Una amichevole di cui parlare che fu per certi versi storica si giocò tra il Verbania ed il Milan o meglio furono due. Era il 14 agosto del 1976; il Milan del presidente Vittorio Duina (uno dei tanti ‘prestanome’, ci si passi il termine, di Gianni Rivera) era in ritiro a Nebbiuno, aveva scelto come allenatore Giuseppe Marchioro, il profeta del calcio a zona che nella stagione 1971/72 sfiorò la Serie B proprio con il Verbania. Si rivide allo Stadio dei Pini anche Egidio Calloni che con la maglia biancocerchiata fece bene. Ritorni, anche se un tormentone musicale di quei tempi era ‘Ancora tu’ di Lucio Battisti (“Ancora tu ma non dovevamo vederci più”). In quel giorno i 5000 allo Stadio di Verbania, con ancora le due gradinate prefabbricate davanti all’ingresso, furono testimoni inconsci di due fatti abbastanza storici. Il primo valeva per la statistica poiché quanto Marchioro annunciò la formazione si vide Gianni Rivera scendere in campo con la maglia numero 7. Ora voi capite che per certi giocatori il numero è un pochino tutto e forse proprio in quel momento iniziò la guerra tra il Golden boy e Marchioro che porterà al suo allontanamento nel febbraio del 1977, col Milan in piana zona retrocessione che si salverà grazie all’arrivo di un vecchio e stanco Nereo Rocco, in panchina con Francesco Zagatti (lo ricordiamo bene in un giorno del 2000 abbracciare forte Calloni negli uffici dello Stadio di Verbania, non ricordiamo l’occasione ma l’episodio si), vincendo poi anche la Coppa Italia in finale contro l’Inter nell’ultima partita della carriera di Sandro Mazzola: 2-0 con gol di Maldera e Braglia. Tornando a quella amichevole il Milan schierò Albertosi; Morini, Boldini, Sabadini, Bet, Anquilletti; Rivera, Bigon, Calloni, Maldera (78′ Gaudino), Braglia. Finì 3-1 con due reti dell’Egidio, con quella sua criniera che lo faceva assomigliare al Sandokan che spopolava in TV, unitamente alla sigla degli Oliver Onions che ancora oggi sanno tutti. A pareggiare l’1-0 rossonero fu un giocatore che merita la citazione per quanto farà poi anche in panchina: Gianni Lipari. La cosa ancor più storica di quel giorno non fu tanto il 7 a Rivera ma ciò che accadde poco prima. Quel giorno infatti, prima della amichevole di cui abbiamo detto giocata in serata si svolse alle 19.00 anche una Milan B-Verbania B; qualche titolare, qualche giovanotto e taaac squadre fatte. In quel Milan B indossò per la prima volta la maglia della prima squadra del Milan un giovanotto bresciano delle giovanili che si chiamava Franchino, che l’Inter aveva scartato, che piaceva tanto a Marchioro e che quel giorno aveva 16 anni. Il Franchino diventerà prontamente Franco, sarà titolare dalla metà della stagione successiva e quella maglia la indosserà sino al 1997 portandola a vincere 6 Scudetti (1978-79, 1987-88, 1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96), 3 Coppe dei Campioni (1989, 1990, 1994), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 3 Supercoppe Europee (1989, 1990, 1995), 4 Supercoppe di Lega (1989, 1992, 1993, 1994), 1 Mundialito per Clubs (1987), 1 Mitropa Cup (1982), 2 Promozioni in Serie A (1980-81, 1982-83). Quel giorno, mentre la nazionale di Coppa Davis si preparava a vincere l’insalatiera facendo proprio il girone europeo battendo l’Inghilterra a Wimbledon prima della contestata finale in Cile e mentre si fremeva per la saluta di Niki Lauda, ancora grave a 15 giorni dallo schianto del Nurburgring in F1, Franco Baresi fece l’esordio assoluto in prima squadra con la maglia del ‘suo’ Milan. Negli anni a Verbania arriverà la Juventus di Platini, il Verona con un Paolo Rossi ormai a fine carriera che aveva le ginocchia ancora più fragili di un’opera di Murano. Nel 1988 in un pomeriggio di pioggia arrivò a Verbania nientemeno che la squadra che più di tutte stava catalizzando l’attenzione dei critici per il suo modo conturbante di giocare: era il Milan di Arrigo Sacchi (che però non fu presente, allenatore fu Italo Galbiati, il suo vice). Nello specifico era il 28 gennaio, pioveva che il Signore la mandava, stadio strapieno, Milan in maglia rossonera e pantaloncini neri che in campionato era all’inseguimento del Napoli di Maradona, coronerà l’inseguimento vincendo lo scudetto, il primo titolo di Berlusconi presidente. Il Verbania di Cesare Butti schierò la formazione migliore coi vari Fassoli, Galliera, Madaschi, Peviani, Gaiardelli, Borrè, Paris, Livorno, Trepiccioni, Zurini, Busuttil, Zurini, Giuliano e MIco. Il Milan venne con suoi campioni (senza Baresi e Van Basten infortunati) e grazie al bellissimo sito www.magliarossonera.it si può ricordare che schierò Giovanni Galli (46′ Nuciari), Costacurta, Tassotti, Colombo, Filippo Galli, Porrini, Massaro (46′ Lago), Ancelotti, Virdis (56′ Russo), Gullit (58′ Villa), Evani (46′ Bortolazzi). Ovvio che le treccine di Gullit furono gettonatissime, vi sono storie un pochino boccaccesche riguardo ‘la dotazione’ dell’olandese ma è meglio lasciar perdere. Il Milan vinse 6-0 con tre reti di Massaro, una di Carletto Ancelotti, una di Russo ed una di Angelo Colombo. Chi vi scrive era li e ricorda benissimo il brano ‘Tell me’ di Nick Kamen uscire dagli altoparlanti del ‘campo sportivo’. In tribuna si parlava del sequestro del giovane Cesare Casella, rapito 10 giorni prima dall’anonima sequestri. Lo libereranno a fine di quel gennaio. Un protagonista di quelle stagioni da amichevole, siamo passati dal 1988 ai primissimi anni 90 era Osvaldo Bagnoli, rimasto legato al Verbania, rimasto legato a Carletto Pedroli. Del resto già nella già citata amichevole del 1987 con il Verona alla guida degli scaligeri c’era lui. Peraltro quel giorno a seguire i gialloblù allo Stadio dei Pini c’era anche un bravo e stimato giornalista, inviato per una emittente veronese: Germano Mosconi, che il web renderà un fenomeno da baraccone e che invece era un grande cantore dello sport veronese. Era un periodo di benessere ed il calcio era popolarissimo. “Notti magiche, inseguendo un gol, sotto il cielo di un’estate italiana e negli occhi tuoi voglia di vincere, un’estate, un’avventura in più”. Chiunque nel 1990 avesse almeno 12/13 anni ed oggi è un quasi quarantenne questo brano lo ha nel cuore. Dopo i mondiali di Italia 90 (che a pensarci bene la nazionale di Azeglio Vicini fu la squadra a cui ci si affezionò di più, forse pari solo a quella del 2006 del quarto mondiale) tutti parlavano di calcio, tutti sapevano di calcio. Una sera di quegli anni allo stadio dei Pini arrivò il Genoa, il grifone, che appunto era allenato da Bagnoli. Che spettacolo vedere lo sfortunato capitan Gianluca Signorini, Pato Aguilera, Thomas Skhuravy. C’era anche Fulvio Collovati che quando un compagno di squadra, non ricordiamo bene chi fosse; se non andiamo errati diremmo Gennarino Ruotolo, gli intimò di avanzare, di partecipare all’azione si beccò una risposta in stile ‘ linguaggio del corpo’ con le braccia aperte come a dire ‘sta calmo’. Del resto lui, campione del mondo del 1982, stava bene li in difesa tranquillo tranquillo. Era la stagione 1991-92. L’anno dopo ancora una bella amichevole, questa volta per celebrare il ritorno del Verbania in CND che in quelle giornate era questione di tempo, Il 20 maggio del 1993, sempre sotto la pioggia e sempre contro una squadra di Bagnoli. Era un anno difficile per la città, che a fronte di un benessere diffuso, classico di quegli anni, avrebbe vissuto a breve un momento di grave crisi istituzionale quando venne arrestato il sindaco Bartolomeo Zani per una questione di tangenti; erano gli anni di ‘tangentopoli’: cosa che se cambiò l’Italia o meno non lo sappiamo, di certo quelli erano i giorni in cui Bettino Craxi, si prese tante e tante monetine in testa, all’uscita dal celebre Hotel Raphael a Roma (“Vuoi pure questo Bettino vuoi pure queste”, urlava la gente inferocita, la stessa gente che oggi ha riletto il personaggio ma questa è tutta un’altra situazione). Ancora pioggia quindi anche per l’amichevole contro l’Inter, davanti a 2500 paganti, pioggia che invero poi cessò. Verbania che in quella stagione, allenato da Mario Guidetti, aveva uno squadrone con la formazione tipo che recitava: Vianoli, Merelli, Caracciolo, Vernoli, Calafiore, Valentino, Sala, Gaiardelli, Belli, Livorno, Conte. L’Inter di Bagnoli arrivò con tanti bei nomi ‘da autografo’, diciamo a caso Bergomi, De Agostini, Ferri, Berti, Totò Schillaci, Fontolan, Ruben Sosa e Walter Zenga. Non vennero gli stranieri Mathias Sammer, che ancora oggi non si sa come fece a vincere il Pallone d’Oro nel 1996 e Igor Shalimov. Era un’Inter che tentò un clamoroso ma impossibile riaggancio al Milan di Fabio Capello che vincerà il suo secondo di 4 scudetti in 5 anni. Walter Zenga si allenò solamente col preparatore specifico Luciano Castellini, altro nome degno di nota. “What is Love, baby don’t hurt me, don’t hurt me no more”. Mentre le squadre entravano in campo il tormentone di Haddaway si sentiva alto dal bellissimo impianto dello stadio, peraltro poche settimane dopo proprio lui si esibirà nella tappa verbanese del Festivalbar tra tanti ospiti, così come gli 883, peraltro all’ingresso in capo di Walter Zenga, che aveva già perso la nazionale a favore di Gianluca Pagliuca alcune ‘tifose’ gli cantarono per un buon quarto d’ora ‘Sei un mito’, successone del duo Pezzali-Repetto. L’Inter di Bagnoli in divisa gialla si schierò con Beniamino Abate (padre dell’attuale capitano del Milan Ignazio ABate), Bergomi (De Agostini), A. Paganin (D’ Antuono), Berti, Taccola, Rossini, Orlando (F. Caracciolo, giocò una parte di partita con l’Inter), Manicone (Battistini), Pancev, Ruben Sosa (Schillaci), D. Fontolan (Capacchione). Finirà 3-0 per i nerazzurri con reti di Darko Pancev, Roben Sosa e Nicola Berti. Darko Pancev, il ‘cobra’ (eh Piero ti ha preceduto ma oggi di cobra ne abbiamo uno solo) della Stella Rossa Belgrado, compagno di Mihajlovic, Savicevic, Jugovic e Prosinecki ed arrivato a Milano come grande bomber, divenne noto in Italia con la frase ‘Più che un cobra sembra un ramarro’. Bagnoli in una conferenza post prestazione indecente di Pancev disse: “Dite che con Pancev bisogna avere pazienza perché è macedone? Sarà… ma io sono della Bovisa e non sono mica un pirla”, il tutto molti anni prima del ‘Io non sono pirla di Mourinho”. La terza rete la segnò Nicolino Berti, che nel riscaldamento fu protagonista di un episodio molto simpatico. Una ragazzina, che evidentemente era interista e vedeva Berti come idolo iniziò una sorta di invocazione: Nicolaaaaaaa, Nicolaaaaaa, Nicolaaaaaaa, Nicolaaaaaaa, sono qua NIcolaaaaaaa. Dopo circa un venti minuti in cui sta ragazzina era andata evidentemente in loop un’anima pia gli diede corda “Nicola dai fagli sto autografo o non la finisce più”. Il buon Berti si portò alla rete e firmò dando una carezza a questa ragazzina in lacrime. Tanti firmarono autografi alla fine, anche perché il pullman dell’Inter venne parcheggiato all’interno dello stadio. Anche il sottoscritto, allora solo quattordicenne, si portò a casa uno scarabocchio da: Zenga, Bergomi, Manicone e Ruben Sosa. L’ultimo ricordo non è propriamente una amichevole ma una finale. Nel 2001 l’Uefa e la FIGC si accordarono per organizzare in Italia un Campionato Europeo Under 18 per nazionali dilettanti. E questo si giocò nel Vco, ottimamente organizzato dal comitato locale diretto da Franco Ardenghi con l’energico segretario Sergio Belli. Quattro stadi impegnati con le rispettive società: Il Curotti di Domodossola, il Liberazione di Omegna, il Boroli di Gravellona e lo Stadio dei Pini di Verbania. Chi vi scrive, oltre che speaker allo Stadio dei Pini (e pure al Boroli) ebbe lo sciagurato compito di ‘addetto agli inni nazionali’. Dato che nel 2001 di dischetti e file MP3 ancora non si parlava si dovevano riversare cassetta su cassetta gli inni delle nazionali presenti, partita per partita. Un macello di fantozziana memoria che però andò benissimo. La finale non è che passò alla storia ma qualcosa di particolare lo ebbe: l’arbitro. Il delegato UEFA, l’olandese Leo Van Der Kroft, pure lui grande direttore di gara olandese che ebbe parole molto belle nei confronti del curatore del prato dello stadio verbanese Antonio Uccellini, gestì un gruppetto di direttori di gara che furono presentati come ‘giovani e dal buon futuro’. Per la finale tra Italia e Romania fu designato un ragazzo spagnolo di 28 anni che già aveva fatto qualche partita sin dal 2000 nella Liga: il suo nome Alberto Undiano Mallenco che oggi è uno degli arbitri top Uefa e nelle Coppe Europee ha già diretto gare di Juventus, Roma e Fiorentina oltre ad aver diretto gare ai mondiali del 2010. Il ricordo è personale. Mallenco volle bere prima e dopo la partita un caffe shakerato con ghiaccio, che il sottoscritto andò a far fare nel bar appena fuori dallo stadio per ben due volte. Dopo aver portato il bicchierone nello spogliatoio nel post partita l’arbitro ringraziò, in uno spagnolo claudicante dissi ‘de nada senor’ lui allora sfilò i cartellini giallo e rosso dall’astuccio e me li regalò, sono ancora qui nel cassetto. Ah ovviamente vinse l’Italia per 2-0, alla guida degli azzurri c’era Paolo Berrettini, il dirigente accompagnatore era Bruno Rocco, figlio del grane Nereo, in nazionale anche Fabio Pantaleo che allora era del Verbania. “Baila (sexy thing)” di Zucchero fece da colonna sonora al giro di campo degli azzurri con la coppa. Gli ultimi bei momenti con il grande del calcio a Verbania furono le amichevoli del Torino e con la Sampdoria di Pazzini qualche stagione fa, in attesa che uno stadio come il Pedroli torni a far da teatro alle grandi amichevoli che in un modo o nell’altro hanno emozionato e che di certo torneranno.

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COSA FANNO OGGI

Heriberto Herrera: scomparso nel 1996, in Italia vinse uno scudetto ed una Coppa Italia ma con la Juventus…

Mario Corso: osservatore per l’Inter…

Piero Ferrari: lo storico magazziniere del Verbania, un burbero buono, vive ancora a Verbania ma ultimamente in giro lo si vede poco…

Vittorio Duina: “Il Re del Tubo” non fu un presidente passato alla storia del Milan del tutto positivamente, curiosità, nacque a Varzo…

Giuseppe Marchioro: al Milan venne esonerato ma la sua carriera durò fino al 97, oggi ha 80 anni …

Egidio Calloni: vive sempre qui in zona, sulle alture verbanesi…

Gianni Rivera: uno dei cinque italiani più forti di sempre, oggi presidente del settore tecnico della FIGC…

Gianni Lipari: attualmente senza panchina…

Franco Baresi: oggi ‘ambasciatore’ del Milan…

Niki Lauda: presidente (di facciata) della Mercedes in F1…

Paolo Rossi: oggi opinionista a Mediaset Premium…

Arrigo Sacchi: pure lui opinionista a Mediaset Premium…

Daniele Massaro: pure lui ambasciatore del Milan…

Carlo Ancelotti: allena il Bayern Monaco… ha vinto tutto…

Osvaldo Bagnoli: vive a Verona, il calcio lo guarda in TV e di Verbania ha buonissimi ricordi…

Germano Mosconi: una porcheria fatta da qualcuno ha reso ridicolo una persona che invece era obiettivamente un grande giornalista…

Fulvio Collovati: si occupa di procura sportiva, impianti sportivi, e marketing…

Gianluca Signorini: la SLA lo ha portato via nel 2002…

Bartolomeo Zani: vive ancora a Verbania da uomo libero, finì pure lui nel turbine di tangentopoli …

Walter Zenga: in attesa di una panchina, ha vinto soprattutto fuori dall’Italia…

Nicola Berti: sicuramente è ancora un ‘re’ della movida milanese…

Darko Pancev: da quegli anni disastrosi all’Inter non si riprese più, eppure era davvero un goleador di razza…

Franco Ardenghi: ha retto il comitato Vco della Federcalcio per almeno 20 anni…

Sergio Belli: è ancora segretario del comitato…

Leo Van Der Kroft: il suo nome vero era Leonardus Wilhelmus, è scomparso nel 2016…

Alberto Undiano Mallenco: ancora oggi è un arbitro internazionale ….

PaoLo Berrettini: il tecnico della nazionale dilettanti del 2001 oggi è CT delle nazionali giovanili della Repubblica del Congo.

Gianluca Trentini

DA LEGGERE ASCOLTANDO

Lucio Battisti: “Ancora tu”

Oliver Onions: “Sandokan”

Nick Kamen: “Tell me”

883: “Sei un mito”

Haddaway: “What is Love”

Zucchero: “Baila” (Sext thing)

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