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Ti ricordi quando la Fulgor giocava in A

il pezzo storico di Gianluca Trentini per sportvco.com quest’oggi ci porta nel secolo scorso.

Ah, la ’Belle Epoque’… Primi anni del 900, il mondo vive una precario equilibrio di pace, la chiamarono appunto l’epoca bella, un periodo in cui fiorirono modernità, fiorirono nuove certezze, fiorirono nuove culture che però sotto sotto, come detto, erano davvero molto precarie. L’Europa era ‘tenuta insieme’ da monarchie ancora abbastanza assolutistiche. In Germania c’era il Kaiser Guglielmo di Hohenzollern, L’Austria era un Impero governato dal ‘mitico’ Cecco Beppe, proprio lui, Francesco Giuseppe d’Austria, proprio quello che sposò Elisabetta di Baviera, che con il suo nome vero e proprio forse non dirà troppo ma se poi si scopre che altro non era che la ben nota ‘Principessa Sissi’ allora le cose cambiano…L’Italia era una monarchia, la Francia passata attraverso la ’Revolution’ (detto alla francese ne…) era invece una Repubblica, ah in Gran Bretagna si concludeva l’epoca cosiddetta Vittoriana, con la scomparsa della Regina Vittoria proprio il 22 Gennaio del 1901. Ok il periodo di pace ma allora tra certi stati ci si guardava in cagnesco.  Italia, Austria e Germania alleati nella ‘Triplice Alleanza’ contro Russia Francia e Gran Bretagna unite nella ‘Triplice Intesa’. Purtroppo però non sa la sarebbero giocata a birra e salsicce e tutti se ne sarebbero accorti presto. Impossibile non iniziare la storia del club forse più rappresentativo dello sport del nostro territorio, la Fulgor Basket, se non proprio con un salto nel 1901, se non proprio a Omegna, sulle rive del Lago d’Orta. E’ il primo anno di regno di Vittorio Emanuele III, divenuto Re d’ Italia l’anno prima, quando suo padre Umberto I fu assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. Proprio agli albori del 900 nel piccolo centro lacuale si iniziava a respirare aria nuova, bel la ‘rivoluzione industriale’ quella che ci facevano studiare nelle scuole era alquanto iniziata e grazie ad alcune famiglie facoltose omegnesi o delle zone limitrofe anche Omegna stava diventando industriale. Quegli industriali allora erano veri propri pionieri ma i loro nomi, beh, adesso dicono più di qualcosa. Pensate ai Cane della Valle Strona o ai Lagostina di Pedemonte ed agli Alessi. Trasformarono il borgo omegnese in un vivace centro industriale, incrementandone la popolazione con mano d’opera immigrata. Proprio nel 1901 all’interno di un circolo oratoriale del paese (Omegna sarà dichiarata città solo negli anni 30) denominato ‘Giovine Omegna’ (beh davvero un nome assolutamente da inizio 900) sorse una sezione di carattere sportivo che prese il nome di “Fulgor”. Beh anche questo è un nome da inizio secolo; fateci caso, le squadre nate in quei periodi erano tutte chiamate e lo sono ancora oggi con questi nomi latini come Vis (forza), Libertas (libertà), Audax (audace), Virtus (virtù), Fortitudo (fortezza) eccetera eccetera. Fu scelto il nome Fulgor, che se andate a prendere il mitico “IL” Castiglioni Mariotti, vocabolario Latino. Italiano che chiunque ha fatto il Liceo Classico ancora oggi si sogna, scoprirete che significa ‘lampo’, ‘splendore’, ‘scintillio’ ma anche ‘fama’, parola profetica allora. Beh sarebbe però perlomeno discutibile far partire la storia della nostra Fulgor nel 1901 infatti di canestri, oh pardon, allora si parlava di cesti, palloni e armamentari vari per giocare non se ne vedevano. Eh no, dovranno passare un sanguinoso conflitto mondiale, tanti morti ed oltre trenta anni di vita. Siamo nel 1938 e se la pace del 1901 era precaria nel 38 lo era ancora di meno.  Si cantava “Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza”. No non tacciateci di estremismo. Il 1938 era il 17°anno della cosiddetta ‘Era Fascista’ e il canto Giovinezza alla fine era solo un cantico gogliardico universitario. Il 1938 era l’ultimo anno di ‘pace’ prima che la Germania (e due…) scatenasse il secondo conflitto mondiale spinta dai deliri dell’imbianchino austriaco con baffetti.  In quel 1938 quando nel calcio si vinse il secondo titolo mondiale allo Stadio Colombes di Parigi (che poi è quello utilizzato per girare le scene della mitica partita del film ‘Fuga per la Vittoria’) la ‘palla al cesto’ era già sviluppato e fu proprio in quel biennio 37/38 che nella ‘Fulgor’ si iniziava a giocare tirando la palla nel cesto ed è allora in quell’anno che fu gettato il seme del Basket. Iniziava allora una bella storia, più volte dura e difficile come un tappone dolomitico, con sconfitte e con tante rinascite ma con una passione che al giorno d’oggi probabilmente non si vede per nessun altro club lacuale, purchè glorioso che sia. Purtroppo negli anni successivi le bombe che caddero dal cielo, i proiettili sparati furono tanti più dei palloni lanciati nel cesto. La storia appena iniziata si interruppe e per la prima rinascita si dovette attende il dopoguerra nell’Italia degasperiana. Ormai a Basket si giocava eccome, c’era la Borletti Milano, la Virtus Bologna, c’era pure Pallacanestro Varese dove allenava Enrico Garbosi, grande figura dei pionieri del basket italiano che a breve ritroveremo. Dunque nel 1953 il seme buttato nel 1938 diede i suoi frutti. Enzio Bellotti, che ad Omegna per tutti era semplicemente ‘Kenzio’ fondò insieme ad alcuni amici la Fulgor Basket, con campo di gioco il terreno all’aperto dell’Oratorio del Sacro Cuore di Omegna, che sorge sulle rive di sinistra della Nigoglia, guardando verso il lago realizzato per volere del direttore dell’Oratorio che allora era Padre D’Agostino. Lo fece sacrificando parte del bellissimo giardino dell’Oratorio stesso. I colori? Rosso e verde. Kenzio Bellotti fu una vera e propria anima per lo sviluppo del basket ad Omegna, non solo nella promozione del gioco ma anche portando uno dei primi esempi di promozione nello sport unendo il marchio Alfra (Alessi Fratelli Omegna) ai colori della Fulgor. In quegli anni infatti si parlava di Alessi Omegna. Il primo presidente della Fulgor Basket fu un ex giocatore della compagine cusiana degli anni 30 : Franco Quaretta. Nel Consiglio Direttivo non poteva mancare il già citato Giancarlo Papetti con Luciano Fovana, Carlo Celant, Giancarlo Stoppini, Guido Benzi, Roberto Sartoris e Ambrogio Baldioli. Ovvia anche la presenza di Kenzio Bellotti.  Nei primi campionati la squadra omegnese giocava con grande passione e carica ed i successi fioccavano. Omegna nel 1955 vinse il campionato di Prima Divisione salendo in promozione ed in categoria, dopo un secondo posto nel 1956, arrivò alla serie C nel torneo 56/57. Fu proprio al termine di quel campionato, con gli anni precedenti che avevano visto susseguirsi alla poltrona di massimo dirigente di personaggi come Guido Alberganti e Giorgio Lapidari, che il marchio Alfra si legò alla Fulgor.  Beh il buon Kenzio Bellotti che fungeva da direttore sportivo riuscì a portare a termine un colpaccio clamoroso. Oggi la si considererebbe la più normale delle ‘bombe’ di mercato, a quei tempi fu solo un bel colpo anche se preceduto da trattative lunghissime. Il regolamento della federazione di quel periodo tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei magnifici anni 60 permetteva ad un allenatore di poter guidare due squadre, con una unica ‘conditio sine qua non’ ovvero che le due formazioni allenate non fossero nella medesima categoria. Ed allora ecco che arriva ad Omegna Enrico Garbosi che ovviamente allenava anche la Ignis Varese. Ecco che la “Alessi Fulgor Omegna” spicca il volo. Con giocatori come Carluccio Spriano, un pivot che sapeva dominare sotto ‘il cesto’ che in molte delle squadre di allora avevano adocchiato, Alberto Caccini, il cui soprannome ‘la lepre’ diceva tutto; maestro del contropiede e poi il biondino Giancarlo Comazzi, che oltre ad essere stato un giocatore che nella pallacanestro americana di oggi chiamano ‘uomo franchigia’ sarebbe poi diventato negli anni successivi, fuori dal campo l’amico di tutti. Un uomo meraviglioso prematuramente, improvvisamente e dolorosamente scomparso alcuni anni or sono. Pur se da esterno alla società era sempre presente a sostenere ed incitare il movimento, tutto il movimento, dalla prima squadra ai più giovani, con una insospettata e naturale capacità di rasserenare, con la sua vivacità e schiettezza, l’animo di molti. Erano i ragazzi di Garbosi che alcuni giorni della settimana veniva ad allenare la squadra all’oratorio e la preparava a fare salti importanti. La leggenda narra che il tecnico appena iniziato il primo allenamento e visti i ragazzi all’opera fermò tutto dicendole seguenti parole: “Che cosa state facendo? Questa non è pallacanestro, ricominciamo daccapo”. Peraltro in quegli anni li giocava in maglia rossoverde anche un personaggio che oggi è un decano dei giornalisti locale: Mario Camera oltre a chi ancora oggi è un valenti collaboratore della società: Giorgio Baldioli. Quanto seguito quanta passione, la Alessi scala le categorie: campionato 1958/59 e promozione in Serie B che di per sé pare già tantissimo ma… non è finita li. Stagione cestistica 1961/1962, Garbosi aveva terminato il suo compito, aveva dato una identità alla pallacanestro rossoverde, la Alessi Fulgor la allenava allora Gualtiero Bernardis che era anche giocatori, ovviamente il ‘Kenzio’ supervisionava tutto. Quanto seguito, quanto tifo; le tribunette dell’Oratorio contenevano a stento le centinaia di persone alle partite, si parlava di creare una palestra ma un poco come succede oggi beh, furono solo promesse non mantenute. La Serie B di quel tempo era suddivisa in gironi regionali ed interregionali, chi li vinceva saliva in Serie A. I giocatori erano, detti a cognome e nome, come si usava in quel tempo Bernardis Gualtiero, Rusconi Adriano, Bielli Gianfranco, Segre GianFranco, Barlassina Massimo- Spriano Carlo – Caccini Alberto – Pastore Oreste – Baldioli Giorgio – Comazzi Giancarlo.  In quel 1962, quando gli americani mandarono ad orbitare attorno alla terra un uomo di nome John Glenn che poi tornerà nello spazio nel 1998, a settantasette anni d’età, quando venne eletto Antonio Segni a quarto Presidente della Repubblica, quando si rischiò davvero un nuovo conflitto con la ‘Crisi del Missili di Cuba’ la Alessi Fulgor arrivò in Serie A, arrivò all’apice della pallacanestro. Sono passati circa dieci anni dall’inizio delle attività in maniera capillare e convinta. Sarebbe cambiato poco però. La Serie A della stagione 62-63 vedeva un ‘Girone d’Onore’ oppure ‘Campionato Elette’ (ovvero la attuale A1 che vide il successo della Simmenthal Milano di Cesare Rubini che mai perse una partita e che vincerà pure la Coppa dei Campioni) e la ‘Serie A’ riconducibile alla attuale A2. Omegna venne inserita nel girone A di quattro raggruppamenti. Un girone con Gira Bologna (Si proprio il Gira Ozzano dei tempi recenti), All’Onestà Milano (poi con gli sponsor Mobilquattro e Xerox sino al massimo del basket italiano), La Torre Reggio Emilia (attuale finalista scudetto), UrsusGomma Vigevano, Riv Torino, Stamura Ancora, Alcisa Bologna, Fortitudo Bologna (proprio la F), appunto la Fulgor e la Ramazzotti Milano. Le squadre chiusero proprio in quest’ordine e con l’ottavo posto i rossoverdi della Alessi persero la categoria ma erano grandi le speranze che la Federazione potesse reintegrare la squadra omegnese in A. Purtroppo il problema era però un altro. E’ curioso vedere come i ricorsi storici siano tanti. Era il 63: il presidente come detto era Segni e non Mattarella, c’era Papa Giovanni (o forse già Papa Paolo VI che fu eletto a giugno del 63 e non è detto sapere se il campionato fosse già finito) e non Papa Francesco, la provincia era quella di Novara e non quella del VCO ma il problema era lo stesso di adesso o meglio quello della scorsa stagione. La Alessi Fulgor Omegna non aveva un campo su cui giocare. Omegna, la cittadine industriale, dove i magnifici anni 60 si sentivano eccome, dove il boom fu davvero un boom non aveva una palestra. Il campo dell’Oratorio all’aperto era diventato ai limiti del praticabile per un torneo anche di B, alcune partite della stagione, soprattutto quelle in inverno col ghiaccio che doveva essere rimosso dal campo, vennero giocate in altre palestre, segnatamente ad Arona dove venne costruita una bella struttura. Ovvio che i risultati migliorarono. Già negli anni precedenti la Fulgor doveva emigrare per gli allenamenti tra Novara e Varese. Nell’anno della A peraltro venne a mancare anche la possibilità di potersi allenare e giocare le partite invernali o… piovose, sul terreno omologato creato all’interno di un capannone della Bialetti. Le speranze di ciò che adesso sarebbe chiamato ripescaggio arrivarono quando la Federazione Pallacanestro telegrafò invitando la Alessi Fulgor Omegna ad iscriversi alla Serie A 63/64. Se in quel 1963 la Crisi di Cuba già citata si risolse, i colori rossoverdi non potettero fare altro che chiudere le attività. La risposta alla Federazione fu di rifiuto con un annuncio. La Fulgor Basket decise di sospendere ogni attività, senza cedere alcun diritto di campionato, sino al momento in cui non si fosse resa disponibile una palestra, la Fip peraltro accolse e promise di reintegrare la Fulgor non appena questa stramaledetta struttura fosse sorta. Ovvio che ‘dopo’ ovvero a cose fatte, la situazione aveva creato uno strascico polemico contro chi poteva evitare l’accaduto ma non ebbe alcuna risonanza pratica: per anni, Omegna sarebbe rimasta senza palestra. Si chiusero così gli anni ruggenti della Alessi Fulgor, un manipolo di uomini che sparsero un seme che ancora oggi regala allo sport locale i suoi frutti. Una considerazione però va fatta. Se nel 2016 i problemi, magari meno pressanti di allora, sono ancora gli stessi del 1963 allora forse la lezione non è stata imparata. Solo nel 1971 si parò di una palestra a Omegna, palestra che però sarebbe arrivata nel 1978 (mio Dio quante analogie, ai bordi dell’inquietante), l’attuale PalaBagnella, la Federazione allora chiese ufficialmente a Kenzio Bellotti (tramite Gigi Prolitti, altro nome da leggenda rossoverde) di riprendere l’attività. Gli anni ruggenti della Serie A erano lontani ma nel campionato 78/79 la Fulgor Omegna tornò ufficialmente a disputare un torneo FIP: la Prima Divisione, peraltro vinta. Quegli anni furono una girandola di presidenti e dirigenti, di certo ne dimenticheremo ma citiamo Oreste Pastore, Giampiero Cerutti, Dario Vercelli, Luigi Aragno, Franco Biaggi, Renato Barberis, Michele Capris (sisi il Michel), Luigino De Marco. Si ne dimenticheremo molti ma gli spazi sono tiranni così come per gli allenatori: Gigi Prolitti, Michele Burlotto, Emilio Gabutti, Roberto Rattazzi, Bruno Bogani ed altri. I giocatori?  Beh tantissimi, a caso diciamo i fratelli Burlini, Paolo Medici, Carlo Orsi e altri ancora. Arrivano anche gli sponsor sulla casacca rossoverde: Libby, Cisal e Maya. C’’è qualche promozione (in D nel 1983 ed in C nel 1993) ma non è che gli anni 80 del benessere siano stati così poi gloriosi per Omegna cestistica. Anni ‘sanza infamia et sanza lodo’.  Al termine del campionato 1994-95 la Fulgor decide di rinunciare alla C1 e di giocare in D, perderà gli spareggi per salire in C2. Il presidente Pastore lascia e la storia rossoverde è ancora una volta a rischio, sarebbe un vero peccato col bellissimo e fiorente vivaio della Fulgor. No, non vi sarà alcuna nuova sospensione o scomparsa. Un dirigente presente nella società da tempo, Egidio Motetta, decide di rilanciarla con alcuni amici e con Michele Burlotto come DS ancora dopo una sola annata con l’attività limitata ai giovani nascono gli anni della Cipir Omegna, della scalata verso il basket che conta e verso quella Serie A ritrovata e perduta in questa ultima stagione. Da quella ripartenza arriveranno momenti di gloria e di pianto, arriverà il marchio Paffoni (altra discriminante). Insomma in quel 1996 nacque un pochino il terzo capitolo di una bella storia, che è ancora storia di oggi e che non finirà.

In questo caso non proporremo il classico ‘Cosa fanno oggi’, bensì proporremo le parole di Kenzio Bellotti, che da ‘grande vecchio’rimase vicino ai suoi colori sino alla sua scomparsa, scritte nelle pagine di storia della Fulgor Basket da lui scritta, parole che ancora oggi sono fonte di ispirazione per tutto l’ambiente omegnese che ha voluto dedicare al suo nome una associazione che opera nel campo organizzativo-benefico.

“Ora il cuore è molto stanco ma, nei ricordi che si sono affollati via via e che hanno permesso la stesura di queste pagine, si è sentito spesso ringiovanito, perché il pensiero è ritornato indietro nel tempo. Ma la “storia” continua ed altri dovranno scriverla. Il vecchio si augura solo che sia ricca di tante soddisfazioni, ma che non venga mai persa di vista la ragione per la quale la Fulgor Pallacanestro è nata: insegnare ai giovani, specialmente ai giovanissimi, che lo sport è maestra di vita e che, quindi non può e non deve essere solo una dimostrazione di forza fisica ma di integrità e di forza morale.

Così sia!  “K”  Omegna 4 Agosto 2000

Gianluca Trentini

 

 

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