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Ti Ricordi Quando Livorno imperversava sulla fascia

torna il tuffo nei ricordi sportivi di Gianluca Trentini con la novità delle canzoni da ascoltare durante la lettura.

Anno del Signore 1966. Mese di maggio… Anni frizzanti i sessanta. In quel 1966 i russi furono i primi a far toccare il suolo lunare ad un manufatto umano, la sonda Luna 9; tre anni dopo però saranno gli americani Armstrong ed Aldrin i primi umani in carne ed ossa a farci quattro passi, Simon e Garfunkel pubblicarono la struggente ‘The Sound of Silence’ che ancora oggi è una hit e che venne pure rifatta in italiano. A Brema morirono in un incidente aereo sette atleti della nazionale di nuoto per una tragedia aerea forse dimenticata dello sport italiano, Indira Ghandi divenne primo ministro indiano, Leonid Bresnev segretario dell’Unione Sovietica. Inizia la escalation della guerra in Vietnam proposta dal generale William Westmoreland ed avvallata, forse non così in maniera convinta, dal presidente Lyndon Johnson. Nel 1966 vi fu anche lo straripamento dell’Arno a Firenze, che fece vedere poi in ottica differente i cosiddetti ‘capelloni’, giovani moderni alquanto vezzeggiati dai ‘matusa’ e favolosamente cantati dai ‘Rokes’ nella celebre ‘Ma che colpa abbiamo noi’. Nella musica grande fermento, detto dei Rokes e di Simon e Garfunkel nel 1966 sono state pubblicate canzoni quali ‘Strangers in the night’ di Frank Sinatra, ‘La Fisarmonica’ di Gianni Morandi, ‘Riderà’ del compianto Little Tony, ‘Io ho in mente te’ dell’Equipe 84 e tanta altra roba buona. Il Festival di Sanremo lo vinsero Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti con ‘Dio come ti amo’ (erano i tempi nei quali una canzone veniva proposta da due artisti in versioni differenti, vinceva la canzone e non l’artista), tra le canzoni escluse anche un brano che allora era ‘di protesta’ e che invece oggi è considerato differentemente: “Il ragazzo della via Gluck’ di Celentano (“La dove c’era l’erba ora c’è una città”). Ah… Nel 1966 a Bologna cinque giovanotti di un gruppetto ‘beat’, nello specifico Valerio Negrini, Mauro Bertoli, Mario Goretti Gilberto Faggioli e Bob Gillot riuscirono a firmare un contratto molto poco favorevole con una casa discografica che scelse per loro un nuovo nome, nome che si rifaceva ad un personaggio della Disney. Poche settimane dopo due di loro, nello specifico Gillot e Faggioli vengono sostituiti da Camillo Facchinetti e Riccardo Fogli. Erano nati i Pooh che esploderanno due anni dopo con ‘Piccola Katy’; la loro carriera si è chiusa proprio sul finire dello scorso anno dopo 50 anni di enormi successi. Nello sport lo scudetto andò all’Inter di Herrera, fu lo scudetto della stella per i nerazzurri, il decimo, la Fiorentina vince la Coppa Italia. In Coppa del Campioni erano ancora ‘gli anni d’oro del grande Real’. Gianni Motta, i suoi parenti vivevano a Premeno, vinse il Giro d’Italia, la Simmenthal Milano di Bill Bradley portò in Italia per la prima volta la Coppa dei Campioni. Nel mese di maggio del 1966 tre cose importanti. In Serie D il Verbania di Carletto Pedroli concluse il campionato con cinque punti di vantaggio sulla Lilion Snia Varedo salendo in Serie C nazionale, gli azzurri di Edmondo Fabbri si stavano preparando con grande aspettativa ai mondiali d’Inghilterra anche se poi tutto finirà tra i pomodori dopo la rete del dentista coreano Pak Doo Ik (che poi sta cosa che fosse un dentista è una leggenda metropolitana: aveva la qualifica ma non esercitò mai, lui era in verità un caporale dell’esercito coreano e diverrà dopo quei mondiali un semplice istruttore di ginnastica), il titolo andrà all’Inghilterra di Alf Ramsey col famoso gol non gol di Geoffrey Hurst, un mistero ancora oggi che solo la ‘moviola in gambo’ del Biscardi potrebbe svelare. Sempre nel maggio 1966, precisamente il 16 del mese, nacque il protagonista della nostra storia, era figlio di uno dei dirigenti di quel Verbania: gli diedero il nome Marco, di cognome Livorno e di quel Verbania beh, farà la storia. Vale la pena ricordarli gli anni di Livorno al Verbania, che alla fine della sua carriera con la maglia biancocerchiata totalizzerà 202 presenze con 72 reti segnate, cosa che ancora oggi è un record assoluto del calcio verbanese. Vero che Livorno ha vestito anche le maglie di Juventus Domo, Omegna, Gravellona, Sunese ed Albinese ma lui è stato soprattutto Verbania. Saltone dagli anni 60 agli anni 80. L’esperienza di ‘un verbanese a Verbani’a inizia nella stagione 1987/88. Erano anni belli per il calcio lacuale che dopo alcune annate così così successive all’assestamento post Serie C tornava a pensare in grande. Nella stagione precedente, la prima della reggenza Tamboloni, con la moglie Emilia Podestà presidente, la squadra allenata da Cesare Butti aveva vinto il campionato ma perso gli spareggi non senza qualche chiacchiera. Ovvio che gli obiettivi sarebbero rimasti tali anche nella stagione 1987/88. Livorno che nella stagione precedente aveva giocato nella Juventus Domo in Interregionale (la attuale Serie D) arrivò a Verbania, in Promozione (solo nel 1991 si inserì tra i due campionati l’attuale eccellenza) a furore di popolo. Alla vigilia di quella stagione il Verbania cambiò molto. Il DS Carletto Pedroli portò sul lago tra gli altri il portiere Pietro Fassoli la punta Giuliano ed un vero e proprio ‘crack’ per la categoria come era il maltese Carmel Busuttil. Lo vide a Malta Adelmo Paris che in quella sua ultima vera stagione da giocatore agì soprattutto in difesa. Paris giocava nell’FC Zurrieq mentre Busuttil, punta titolare della nazionale maltese per la quale totalizzerà 112 presenze e 23 reti (la prima nel 1983 al portiere della Spagna Luis Arconada), giocava nel Rabat Ajax. Qualcuno sussurra che l’arrivo di Busuttil a Verbania fu dovuto all’impossibilità di avere Stefano Zoia, allora al Gravellona, fatto sta che Busuttil fu uno dei giocatori più forti mai visti allo Stadio dei Pini. La trattativa per avere Livorno a Verbania non fu semplice, ovvio che la JuveDomo un giocatore così se lo volesse tenere ed il tutto si risolse solo in extremis dopo lunghe trattative. Contenti tutti però: Livorno finalmente nella sua Verbania, la JuveDomo che nella stagione 87/88 salì in C2. Nell’estate del 1987, quando il tormentone musicale era “I wanna dance with somebody” di Whitney Hudston iniziava la storia di Livorno al Verbania. Quella sua prima stagione fu esaltante. La formazione: Fassoli (Galliera), Madaschi, Peviani, Gaiardelli, Borrè, Paris, Trepiccioni, Mico, Busuttil, Livorno, Zurini. Uno squadrone affidato a Cesare Butti che però non vinse il campionato, appannaggio del Bellinzago, ma finì secondo e venne poi ripescato in Interregionale. Un gol di quella stagione lo vogliamo ricordare, tra i tanti che Livorno ha fatto sempre davanti al grande pubblico. Gara interna col Borgomanero e gli agognini vanno sul 2-0. Il Verbania però e fortissimo e trova sia il 2-1 che il 2-2 con l’incontenibile Carmel Busuttil. Minuto 82, il Borgomanero perde palla alla tre quarti di attacco, Busuttil che aveva una visione di gioco superiore legge la sbavatura del difensore, recupera la palla, fa finta di corpo ed apre a destra per l’accorrente Ghigo Gaiardelli che sul fondo mette in mezzo all’altezza del vertice. I centrali rossoblù marcano in centro area le punte verbanesi e ‘il Livorno’ è tutto appostato sul palo di sinistra rispetto al cross, indisturbato. La palla arriva troppo bassa per pensare di colpire di testa o calciare e allora inventa qualcosa di clamoroso, in sforbiciata schiaccia la palla per terra che poi si alza in un beffardo pallonetto e finisce in rete nell’angolo opposto a quello di tiro. Livorno è tecnica e fantasia quella fantasia che in giovane età venne notata dalla Juventus e dall’Inter, non se ne fece nulla, forse più per la ‘testa’ che per le ‘gambe’.  Gli anni successivi con in panchina Luciano Covre sostituito da Calloni e poi con Adelmo Paris sono annate in cui pur dovendo lottare per la salvezza il buon Marco continua a fare bene e segnare tanto che nel torneo 1988/89 in Interregionale Livorno è capocannoniere seppur in coabitazione con 15 reti. Sono gli anni in cui allo stadio si canta il coro: “La sulla destra c’è Marco Livorno che…”. Con lui giocatori importanti, citiamo l’altra punta Giuseppe Mosca. Un giocatore spumeggiante a ritmo di Lambada, danza che proprio in quegli anni ballavano tutti ma propri tutti, rilanciata dal gruppo brasiliano dei Kaoma. Ovvio che certe prestazioni meriterebbero anche la categoria superiore e nell’estate 1989 si fecero pressanti le voci che volevano Livorno ad un passo dal Varese in C2, squadra che peraltro salirà in C1. Non se ne farà nulla e il buon ‘Valido’ (iniziava a serpeggiare anche questo soprannome) resterà a Verbania dove peraltro lavora anche nel mobilificio fondato dal padre. Dopo Italia 90, dopo le notti magiche, anche Verbania ha il suo Roberto Baggio, eppure qualcosa non va. La dirigenza Tamboloni, che per inciso alla Verbania calcistica ha dato molto ha bisogno di liquidi: come il Milan di Berlusconi dovette privarsi dei vari Kakà, Thiago Silva o Ibra il Verbania deve monetizzare cedendo il suo gioiello che ad ottobre del 1990 andò all’Iris Oleggio dei Manzetti dove peraltro salì dalla promozione all’Interregionale, il Verbania invece tra tanti problemi scese in promozione salvo poi essere ammesso alla nuova Eccellenza. Le due stagioni con l’Oleggio di Erbetta saranno positive ma nell’estate del 1992 in una Verbania che economicamente stava vivendo un periodo eccezionale si torna a pensare ad una squadra competitiva e forte con il passaggio di proprietà a Pierangelo Colombo brocker assicurativo della allora Ucabail Italia. Si punta a tornare in Interregionale. In panchina arriva Mariolino Guidetti, arrivano giocatori come Caracciolo, Valentino, Sala, Conte e tra questi torna anche Marco Livorno che subito ha accettato di tornare a vestire la maglia della sua città. Inizia un campionato trionfale per una squadra che ancora oggi è uno scioglilingua: Vianoli, Merelli, Caracciolo, Vernoli, Calafiore Valentino, Sala, Gaiardelli, Belli, Livorno, Conte. Gli ultimi tre nomi: il toscano Fausto Belli, Marco Livorno ed Ivano Conte hanno probabilmente formato il trio d’attacco più completo della recente storia del calcio verbanese con una sequela di reti e azioni spettacolari che fecero paragonare quel Verbania al Milan di Capello. Dal cilindro di Livorno escono spesso cose che in un torneo di livello regionale davvero è difficile vedere, probabilmente oggi anche impossibile, Roba per pochi. Tanto per ricordare qualcosa, sempre in casa, contro il Derthona, palla in mezzo, il portiere tortonese respinge, Livorno che è posizionato al centro al limite dell’area vede la palla arrivare verso di lui: avrebbe potuto nell’ordine calciare al volo, piazzarla, stoppare di petto e puntare l’uomo ma lui no, lui vede il portiere ancora fuori dai pali e lo salta colpendo di testa ed indirizzando un pallonetto all’angolino. Chi scrive era li ed ancora oggi se ricorda si esalta. L’anno dopo è bello ma tremendo. In Interregionale, stagione 1993/94 continuano le magie del giocatore. Non è un Verbania di alta classifica, deve lottare per la salvezza in un campionato dominato dal Varese di Mario Belluzzo che vede in Angelo Seveso un terminale offensivo implacabile. Un giorno lo abbiamo nella memoria, quello dei ‘due angolini’. Partita interna contro la Pro Lissone, zero a zero e doppietta sontuosa di Livorno, si potrebbe dire che ‘The Rhythm is magic’, come canterà di li a poco Marie Claire D’Ubaldo. Il primo gol? Spettacolare. Palla dal centrocampo al limite dell’area verso Livorno che è di schiena alla porta. Il numero 10 del Verbania si gira e di sinistro calcia il pallone all’angolino di destra per l’1-0 di casa. La Pro Lissone però addirittura batte due volte Paolino Vianoli e ribalta portandosi sul 2-1. Il secondo gol è invece una punizione dai trenta metri che lo stesso Marco stesso si era procurato, Due del Verbania davanti alla barriera brianzola, che si spostano al momento del tiro. Botta secca alla Mihajlovic e palla che va in gol all’angolino alto di sinistra. Due magie, due gol sublimi. Il Verbania resta in zona salvezza finchè il destino non si mette in mezzo in maniera anche beffarda. Si gioca Verbania-Gallaratese allo Stadio dei Pini. Pallone aereo verso Livorno che nel tentativo di andare a colpire di testa si scontra con un avversario, ironia della sorte l’avversario è Adriano Zurini, uno dei compagni di squadra in quel primo anno di Verbania con cui c’era una affinità in campo degna di nota. La maglia blu numero 10 cade urlando dal dolore (e lo ricordiamo molto bene anche quell’urlo, anche se avevamo 16 anni), alzando la mano da terra e chiedendo soccorsi. Il massaggiatore Augusto Begni che ha capito la gravità della situazione e si invola in campo. Nello scontro fortuito il ginocchio non ha retto, un infortunio grave che necessiterà di intervento e di un lungo periodo di riabilitazione di quasi un anno. E’ opinione comune che senza quell’infortunio, senza aver perso il giocatore più rappresentativo, quel Verbania si sarebbe salvato ed invece i rigori di Gallarate lo condannarono dopo solo un anno all’eccellenza. La stagione successiva vide il ritorno in campo di Livorno rimessosi dall’infortunio. Quel Verbania vice l’arrivo di Giuliano Ponchio e Sergio Ceglie in società, con Luigi Pedretti in consiglio, Cesare Butti che tornava a Verbania come DS dopo averlo lasciato nel 1988 come allenatore. In quell’autunno verbanese del 1995 quando il nostro territorio fu colpito da violente piogge la nuova società crollò, non stiamo qui a dire perché, è un’altra storia. Vi furono le dimissioni di Pedretti, Butti e Paris e la squadra che era prima in classifica ne risentì di molto. Peccato perché la formazione poi allenata a Marcello Grandi aveva tanto talento ed una coppia di giocatori da spettacolo: Marco Livorno e Luciano Foti. Va rammentata una ennesima magia della maglia numero 10. Gara di Coppa Italia a Oleggio. Un qualcosa di improponibile, un gol realizzato su calcio d’inizio: eh si; palla toccata a Livorno, portiere colpevolmente fuori dai pali e parabolone che da centrocampo finisce in gol, L’ultimo campionato di Livorno a Verbania è quello di eccellenza 1995/96, con Giampiero Erbetta che arriva sulla panchina verbanese, voluto da Luigi Pedretti che andava ad aprire uno dei periodi più belli della storia del calcio verbanese. Sarà un campionato con le ultime magie in maglia biancocerchiata di Livorno che sarà il capitano della squadra che vinse il campionato dopo un inizio grandioso, che ebbe una flessione che gli fece perdere il primato ma alla fine tra qualche voce incontrollata che probabilmente ha molto di leggenda metropolitana e magari anche qualche fondamento riprese la corsa. Fatto sta che nonostante la sconfitta a Castellamonte per 4-1 in una piovosa ultima giornata il Verbania sfruttò gli stop di Oleggio e Ivrea e vinse il campionato. Quella di Castellamonte fu l’ultima partita con la maglia del Verbania di Marco Livorno, proprio nei giorni in cui la Juventus di Lippi vinse la Champions League battendo ai rigosi l’Ajax. Da poche settimane Romano Prodi era Presidente del Consiglio, imperava la musica elettronica di Robert Miles, che in realtà si chiamava Roberto Concina, elvetico naturalizzato italiano, ricordate ‘Children’? Roba da disco il sabato sera… Se ne dissero molte: secondo qualcuno il confermato allenatore Erbetta voleva cambiare tutta la squadra lasciando partire gente come Livorno, Manuel Masoero ed altri, secondo altre versioni fu lo stesso Livorno a voler andare via per qualche dissidio con lo stesso Erbetta. Ognuno pensi come crede, fatto sta che passò lui all’Ascona in Svizzera (in molti a quei tempi andavano in Svizzera, svincolavano il cartellino e tornavano in Italia) e poi all’Albinese dove vinse ancora un campionato nel 1997. La sua carriera proseguì ancora con le maglie per esempio della Sunese, del Gravellona e del Fondotoce ma il ginocchio ormai non reggeva più. Come scritto il ‘valido’ nel Verbania ha giocato dal 1988 all’ottobre del 1990 e dal 1992 al 1996 per un totale di 202 partite giocate con 72 gol segnati. Con la maglia biancocerchiata nessuno come lui. Infine questo ricordo diventa una domanda: nel calcio di oggi, livellato verso il basso, in quale categoria potrebbe giocare un Livorno con la giusta testa? Noi pensiamo almeno e diciamo almeno in una LegaPrò di alto livello ma conta poco, conta che tutti quelli che hanno visto giocare Marco Livorno certi numeri non li hanno dimenticati.

 COSA FANNO OGGI

Buzz Aldrin: il secondo uomo ad aver camminato sulla luna è vivo e vegeto, ha 87, Neil Armstrong è invece mancato nel 2012.

William Westmoreland: fu un grande generale ma in Vietnam forse ci capì pochino, è morto nel 2005.

I Pooh: si sono ufficialmente sciolti il 31 luglio del 2016… mmh ne siamo sicuri???

Pak Doo Ik: l’uomo che mandò a casa l’Italia con la corea definita ‘squadra di ridolini’ ha 74 anni e vive a Pyongyang.

Pietro Fassoli: allenatore dei portieri al Verbania…

Carmel Busuttil: a Malta è una sorta di divinità vivente…

Adelmo Paris: da qualche stagione pare aver definitivamente lasciato il calcio locale..

Adriano Zurini: molto attivo sui social network…

Rodrigo Gaiardelli: un altro che se lo vedi in giro ha tanto da raccontare…

Luciano Covre: per il Verbania è stato tutto: allenatore, giocatore ed anche custode del campo.

Egidio Calloni: semplicemente un mito…

Giuseppe Mosca: allenatore del Galatina…

Piero Tamboloni: ora vende del buon gelato…

Carlo Manzetti: un grande appassionato di sport…

Fausto Belli: a Verbania è stato uno dei bomber più amati…

Ivano Conte: basta calcio, ora ogni tanto lo si trova a vedere il volley…

Angelo Seveso: se n’è andato di recente per un male incurabile…

Paolo Vianoli: allena i portieri della Accademia Verbania

Marcello Grandi: perso di vista…

Cesare Butti: lontano dal calcio ormai da quasi un ventennio…

Luciano Foti: pure lui uno che in questo calcio sarebbe al top…

Robert Miles: è ancora sulla piazza…

Giampiero Erbetta: tornato ad allenare il Verbania proprio in questa stagione…

Luigi Pedretti: tornato presidente a Verbania da questa stagione..

DA LEGGERE ASCOLTANDO:

Simon&Garfunkel: ‘The Sound of Silence’

The Rokes: ‘Ma che colpa abbiamo noi’

Whitney Hudston: ‘I Wanna Dance With Somebody’

Kaoma: ‘Lambada’

Marie Claire d’Ubaldo: ‘The Rhythm is Magic’

Robert Miles: ‘Children’

 

Gianluca Trentini

 

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